Oltre il bisturi: la Chirurgia Empatica come nuovo standard di cura
- by Varriale Prof. Massimiliano
- 24 set 2026
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Nella medicina moderna, spesso si tende a tracciare una linea netta tra la "scienza" e l' "umanità". Da una parte, l'eccellenza tecnologica: robotica, laparoscopia, intelligenza artificiale applicata alla sala operatoria. Dall'altra, la sfera emotiva del paziente: le sue paure, il suo bisogno di rassicurazione, il suo vissuto.La mia visione professionale, maturata in decenni di sala operatoria e consolidata dalla formazione specifica in ipnosi clinica e comunicazione, è che questa separazione sia non solo superata, ma controproducente. La Chirurgia Empatica non è un concetto astratto o una gentilezza accessoria; è un vero e proprio strumento terapeutico, con basi neuroscientifiche solide. La tecnologia non basta. Come chirurgo, ho dedicato anni a padroneggiare le tecniche più avanzate: dalla chirurgia laparoscopica alla robotica Da Vinci. La precisione millimetrica è il prerequisito fondamentale di ogni atto chirurgico. Tuttavia, ho compreso presto che un intervento tecnicamente perfetto può non essere percepito come tale dal paziente se questo non si sente ascoltato, compreso e accompagnato. La chirurgia è un momento di vulnerabilità estrema. La paura dell'anestesia, dell'esito, del risveglio, della convalescenza, fa parte del quadro clinico tanto quanto la patologia stessa. Ignorare questa componente significa curare solo "la parte" e non "la persona".Le basi neuroscientifiche dell'empatia. L'empatia in sala operatoria non è "sentire il dolore del paziente" (che porterebbe al burnout del medico), ma "capire il vissuto del paziente". Grazie alla scoperta dei neuroni a specchio, sappiamo che il nostro cervello è biologicamente programmato per la risonanza emotiva. Quando un medico comunica in modo corretto, attivando aree cerebrali specifiche, riduce l'ansia del paziente. Un paziente meno ansioso ha una risposta immunitaria migliore, una gestione del dolore post-operatorio più efficace e, in ultima analisi, una ripresa più rapida. La Chirurgia Empatica nella mia pratica.
Il mio approccio alla Chirurgia Empatica, che insegno anche nei Master universitari, si basa su alcuni pilastri fondamentali:
- Ascolto come diagnostica: Il consenso informato non è un modulo da firmare, ma un tempo di scambio. Il mio obiettivo è capire cosa l'intestino e il pavimento pelvico stanno cercando di comunicare non solo a livello biologico, ma attraverso la storia clinica del paziente.
- Comunicazione Ipnotica e Rassicurazione: Attraverso tecniche di comunicazione ipnotica, è possibile accompagnare il paziente verso l'intervento in uno stato di calma e consapevolezza, trasformando l'ansia in una serena attesa di guarigione.
- Il Modello Relazionale: In ogni fase del percorso – dal primo colloquio al post-operatorio – il paziente deve sentire di avere un alleato. Il chirurgo deve saper passare da spiegazioni razionali a momenti di condivisione emotiva, valorizzando le istanze della persona.
Il futuro è la "Humanized Surgery"
Il chirurgo del futuro non sarà solo colui che sa operare con le mani più ferme o con i robot più sofisticati. Sarà colui che saprà integrare queste competenze tecniche con una profonda intelligenza emotiva.La "de-umanizzazione" della medicina degli ultimi decenni, nata dalla volontà di essere sempre più tecnici, deve essere corretta. Non dobbiamo scegliere tra l'essere scienziati o essere umani. La vera eccellenza chirurgica oggi risiede proprio nell'unione indissolubile tra la mano ferma che manovra il robot e il cuore che sa accogliere la paura di chi si affida.Per me, la chirurgia non è mai un atto isolato. È l'inizio di una relazione di fiducia che porta alla guarigione…
Comunicazione informativa a carattere sanitario, conforme all’art. 56 del Codice Deontologico FNOMCeO. Il presente contenuto, redatto dal Dott. Massimiliano Varriale, ha esclusiva finalità informativa e divulgativa. In nessun caso può sostituire una valutazione medica personalizzata o il rapporto diretto con il proprio medico.


