Proctologia 4.0: quando robotica e intelligenza artificiale entrano in sala operatoria
- by Varriale Prof. Massimiliano
- 15 ott 2026
- 50 Visualizzazioni
La trasformazione digitale della medicina non riguarda soltanto la diagnostica o la gestione dei dati clinici. Sta entrando sempre più concretamente anche in sala operatoria, modificando il modo in cui il chirurgo osserva, pianifica ed esegue alcuni interventi.
Anche la proctologia e, più in generale, la chirurgia colorettale stanno vivendo questa evoluzione. Chirurgia robotica, sistemi di imaging avanzato e intelligenza artificiale non rappresentano più soltanto scenari futuristici: sono tecnologie già utilizzate o oggetto di crescente ricerca clinica.
Questo non significa che il robot stia sostituendo il medico. Al contrario, il vero cambiamento consiste nell'offrire al professionista strumenti capaci di amplificare alcune sue capacità: visualizzare meglio le strutture anatomiche, eseguire movimenti estremamente precisi, analizzare immagini e dati e, in prospettiva, identificare situazioni potenzialmente critiche durante o dopo l'intervento.
Perché la chirurgia del retto è particolarmente complessa?
Il retto si trova in uno spazio anatomico ristretto: la pelvi. È circondato da strutture vascolari, nervose e dagli organi dell'apparato genito-urinario che devono essere preservati il più possibile.
Questo rende alcuni interventi particolarmente delicati, soprattutto quando è necessario lavorare molto in profondità nella pelvi.
La chirurgia mini-invasiva ha rappresentato un importante passo avanti rispetto alla chirurgia tradizionale a cielo aperto. La laparoscopia, tuttavia, presenta alcuni limiti tecnici: gli strumenti sono rigidi, la libertà di movimento è inferiore rispetto alla mano umana e operare in spazi molto stretti può diventare complesso.
È proprio in queste condizioni che la robotica può offrire alcuni dei suoi vantaggi tecnici.
Che cosa significa realmente “chirurgia robotica”?
Il termine potrebbe far immaginare un robot che opera autonomamente. Nella realtà attuale non funziona così.
Durante la maggior parte delle procedure robot-assistite, il chirurgo mantiene il controllo dell'intervento. Seduto alla console, manovra strumenti collegati ai bracci robotici e osserva il campo operatorio attraverso sistemi di visualizzazione tridimensionale ad alta definizione.
Il robot traduce i movimenti del chirurgo in movimenti estremamente precisi degli strumenti.
Tra i principali vantaggi tecnologici vi sono la possibilità di utilizzare strumenti articolati, una maggiore libertà di movimento rispetto alla laparoscopia tradizionale e una migliore visualizzazione delle strutture anatomiche. Le revisioni più recenti indicano vantaggi tecnici soprattutto nelle procedure anatomicamente complesse, come alcune resezioni del retto, pur sottolineando che la superiorità clinica complessiva rispetto alla laparoscopia non è dimostrata in tutti gli scenari.
Quando la precisione può fare la differenza
Nella chirurgia colorettale oncologica uno degli obiettivi è rimuovere il tessuto patologico rispettando, per quanto possibile, le strutture circostanti.
Nel trattamento chirurgico del tumore del retto, per esempio, una procedura fondamentale è l'escissione totale del mesoretto, conosciuta come TME – Total Mesorectal Excision.
Si tratta di una dissezione estremamente precisa. Proprio per questo sono state sviluppate e studiate differenti piattaforme robotiche, con risultati perioperatori e funzionali generalmente favorevoli nelle casistiche pubblicate, anche se l'evidenza continua a evolversi.
La maggiore mobilità degli strumenti robotici e la visualizzazione tridimensionale possono essere particolarmente utili quando il chirurgo deve lavorare in profondità nella pelvi o quando l'anatomia del paziente rende l'intervento più complesso.
E poi arriva l'intelligenza artificiale
La vera evoluzione dei prossimi anni potrebbe però nascere dall'incontro tra robotica e intelligenza artificiale.
Se la robotica migliora l'esecuzione materiale di alcuni movimenti chirurgici, l'intelligenza artificiale può intervenire sull'interpretazione delle informazioni.
Gli algoritmi possono infatti essere addestrati ad analizzare enormi quantità di dati: immagini radiologiche, video chirurgici, parametri clinici, risultati di laboratorio e informazioni provenienti dalla storia del paziente.
L'obiettivo non è affidare la decisione alla macchina, ma costruire strumenti di supporto decisionale che aiutino il medico a riconoscere più rapidamente informazioni rilevanti.
Una sorta di “secondo osservatore” digitale
Uno degli ambiti più interessanti è l'analisi delle immagini.
Durante una procedura endoscopica o chirurgica vengono prodotte migliaia di immagini. Un sistema di intelligenza artificiale opportunamente validato può analizzarle in tempo reale e segnalare elementi che meritano maggiore attenzione.
Un esempio già concreto arriva dalla colonscopia. I sistemi di computer-aided detection, o CADe, possono assistere l'endoscopista nell'individuazione dei polipi.
Nel 2025 la European Society of Gastrointestinal Endoscopy ha espresso una raccomandazione favorevole, seppure debole, all'utilizzo della CADe nei pazienti che hanno già deciso di sottoporsi a colonscopia di screening o sorveglianza. La cautela è importante: questi sistemi possono aumentare l'identificazione di alcune lesioni, ma rimangono incertezze sull'entità del beneficio clinico a lungo termine e sul rischio di aumentare l'individuazione e la rimozione di polipi non neoplastici.
È un ottimo esempio per comprendere il concetto: l'intelligenza artificiale non sostituisce l'endoscopista, ma può diventare un ulteriore supporto alla sua osservazione.
L'intelligenza artificiale può prevedere le complicanze?
Un'altra frontiera riguarda la capacità di elaborare contemporaneamente molti fattori di rischio.
Dopo un intervento colorettale, il medico valuta numerose informazioni per identificare precocemente i pazienti maggiormente esposti a complicanze.
Gli algoritmi di machine learning vengono studiati proprio per integrare variabili cliniche differenti e costruire modelli predittivi personalizzati.
Le ricerche più recenti mostrano risultati promettenti nella previsione delle complicanze postoperatorie, ma evidenziano anche un problema fondamentale: molti modelli necessitano ancora di una validazione più solida e generalizzabile prima di poter essere utilizzati sistematicamente nella pratica clinica.
In altre parole, un algoritmo può fornire una probabilità, ma questa informazione deve essere interpretata all'interno del quadro clinico complessivo.
Dalla sala operatoria ai dati chirurgici
L'intelligenza artificiale può inoltre analizzare i video degli interventi robotici.
Questo apre scenari molto interessanti. Gli algoritmi potrebbero riconoscere le differenti fasi di un intervento, studiare il workflow chirurgico, identificare determinati eventi e contribuire alla valutazione della qualità tecnica della procedura.
Una revisione pubblicata nel 2026 sottolinea proprio questa possibile funzione dell'AI nella chirurgia colorettale robotica: non tanto automatizzare completamente l'intervento, quanto osservare, misurare e standardizzare alcuni aspetti del processo chirurgico, mantenendo il giudizio e la responsabilità nelle mani del professionista.
È probabilmente questa la direzione più realistica della chirurgia digitale dei prossimi anni.
Il robot non rende automaticamente migliore un intervento
L'entusiasmo tecnologico deve però essere accompagnato da una corretta valutazione scientifica.
Una tecnologia più sofisticata non è necessariamente migliore per ogni paziente.
La chirurgia robotica presenta ancora alcuni limiti: costi elevati, necessità di formazione specifica, disponibilità non uniforme delle piattaforme e, in alcune procedure, tempi operatori più lunghi.
Le evidenze più recenti suggeriscono che, rispetto alla laparoscopia, la chirurgia robotica possa ridurre la probabilità di conversione alla chirurgia aperta in alcuni contesti, in particolare negli interventi rettali complessi e in determinate categorie di pazienti. Tuttavia, molti risultati oncologici e postoperatori rimangono complessivamente comparabili e il rapporto costo-beneficio continua a essere oggetto di studio.
La domanda corretta quindi non dovrebbe essere: “Il robot è migliore?”
Dovrebbe essere: “Per questo paziente e per questo intervento, la tecnologia robotica offre un vantaggio clinicamente significativo?”
Medicina personalizzata anche in chirurgia
È proprio qui che robotica, intelligenza artificiale e medicina personalizzata potrebbero incontrarsi.
Immaginiamo un percorso nel quale dati clinici, imaging, caratteristiche anatomiche e fattori di rischio vengono analizzati prima dell'intervento.
Il chirurgo potrebbe disporre di una pianificazione sempre più personalizzata. Durante la procedura, sistemi digitali potrebbero supportare la visualizzazione delle strutture anatomiche e l'interpretazione delle immagini. Dopo l'intervento, altri algoritmi potrebbero contribuire al monitoraggio del rischio di complicanze e al follow-up.
Non si tratterebbe più semplicemente di “operare con un robot”, ma di costruire un vero ecosistema digitale intorno al paziente.
La tecnologia deve rimanere uno strumento
Più aumenta la capacità delle macchine, maggiore deve essere l'attenzione alla sicurezza.
Un algoritmo può sbagliare. Può essere addestrato su una popolazione non sufficientemente rappresentativa, può interpretare in modo errato un'immagine o può produrre risultati meno affidabili quando incontra situazioni differenti da quelle utilizzate durante il suo sviluppo.
Per questo sono fondamentali validazione clinica, qualità dei dati, trasparenza degli algoritmi, cybersecurity e monitoraggio delle prestazioni nel tempo.
Ma soprattutto deve rimanere chiaro un principio: la responsabilità clinica non può essere confusa con la capacità di calcolo della macchina.
Il futuro più credibile non sembra quindi essere quello della sala operatoria senza chirurgo.
È quello del chirurgo aumentato dalla tecnologia.
Un professionista che continua a utilizzare esperienza, competenza e giudizio clinico, ma dispone di strumenti capaci di offrirgli immagini migliori, movimenti più precisi e informazioni sempre più sofisticate.
Proctologia 4.0: il paziente resta al centro
Robotica e intelligenza artificiale stanno progressivamente cambiando il modo di concepire la chirurgia.
Ma la vera innovazione non consiste nell'avere la macchina più avanzata.
Consiste nel riuscire a trasformare la tecnologia in beneficio clinico concreto: maggiore sicurezza, migliore precisione, minore invasività, recupero più rapido e percorsi sempre più personalizzati.
La medicina digitale ha senso soltanto quando mantiene questo obiettivo.
Perché anche nella proctologia del futuro, tra robot, algoritmi e immagini tridimensionali, il centro del percorso rimane sempre la persona.
Comunicazione informativa a carattere sanitario, conforme all’art. 56 del Codice Deontologico FNOMCeO. Il presente contenuto, redatto dal Dott. Massimiliano Varriale, ha esclusiva finalità informativa e divulgativa. In nessun caso può sostituire una valutazione medica personalizzata o il rapporto diretto con il proprio medico.


