Settembre, si torna alla routine. Ma il nostro intestino è d’accordo?
- by Varriale Prof. Massimiliano
- 29 set 2026
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Settembre è il mese delle ripartenze. Si torna al lavoro, ricominciano le scuole, cambiano gli orari e le giornate tornano a essere scandite da appuntamenti e impegni. Dopo settimane in cui abbiamo magari mangiato diversamente, camminato di più, dormito ad altri orari e avuto più tempo a disposizione, anche il nostro organismo deve riadattarsi alla quotidianità.
E l'intestino? Non sempre segue immediatamente il nostro calendario.
Il cambio delle abitudini si riflette anche sull'intestino
L'intestino è particolarmente sensibile ai cambiamenti della quotidianità. Alimentazione, idratazione, movimento, sonno e stress possono influenzare la regolarità intestinale.
Durante le vacanze, per esempio, alcune persone modificano completamente le proprie abitudini: colazione più tardi, pasti diversi dal solito, maggiore consumo di alcuni alimenti e minore di altri. C'è chi cammina molto più del normale e chi, al contrario, trascorre le ferie in completo relax.
Poi arriva settembre e tutto cambia nuovamente.
La sveglia torna a suonare presto, la colazione viene consumata velocemente e spesso si esce di casa senza concedersi il tempo necessario per andare in bagno. Lo stimolo compare mentre siamo in macchina, durante una riunione o quando abbiamo già iniziato a lavorare. E così lo rimandiamo.
Una volta può capitare. Quando però diventa un'abitudine, il normale ritmo dell'evacuazione può risentirne.
Quando andare in bagno diventa più difficile
La stipsi non significa semplicemente evacuare meno frequentemente. Alcune persone vanno in bagno anche ogni giorno, ma devono esercitare uno sforzo considerevole, hanno feci particolarmente dure oppure avvertono la sensazione di non essersi svuotate completamente.
Sono tutti aspetti che meritano attenzione.
Quando l'evacuazione diventa difficoltosa, infatti, spesso aumenta anche lo sforzo. E uno sforzo ripetuto può avere conseguenze anche sulla regione anorettale.
Feci dure e traumatismo locale possono contribuire, per esempio, alla comparsa di una ragade anale. In altri pazienti una situazione di stipsi e sforzo evacuativo può aggravare una malattia emorroidaria già presente.
Non è raro che il paziente arrivi dal proctologo raccontando di avere iniziato ad avvertire fastidio proprio dopo un periodo di particolare irregolarità intestinale.
Fibre sì, ma senza improvvisare
Quando si parla di stipsi, il primo consiglio che tutti conosciamo è: “mangia più fibre”.
Il principio è corretto, ma nella pratica la questione è un po' più articolata.
Frutta, verdura, legumi e cereali integrali contribuiscono a un'alimentazione equilibrata e possono favorire la regolarità intestinale. Tuttavia, aumentare improvvisamente e in maniera importante la quantità di fibre, soprattutto senza un'adeguata assunzione di liquidi, può provocare in alcune persone maggiore gonfiore e disagio addominale.
Meglio quindi recuperare gradualmente un'alimentazione varia e regolare, adattandola naturalmente alle esigenze individuali.
Anche bere è importante. Con il rientro al lavoro può capitare di trascorrere molte ore senza ricordarsi di farlo, soprattutto quando le temperature iniziano a diminuire e percepiamo meno la sete rispetto ai mesi estivi.
Tenere dell'acqua a disposizione durante la giornata può essere una soluzione molto semplice.
Muoversi aiuta anche la regolarità
Con settembre riprendono anche molte ore trascorse seduti: in macchina, davanti al computer, durante le riunioni.
L'attività fisica regolare ha invece effetti positivi sulla salute generale e può contribuire anche al benessere intestinale.
Non è necessario trasformarsi improvvisamente in atleti. Una camminata, scegliere le scale quando possibile o interrompere periodicamente le lunghe ore trascorse seduti sono già piccoli cambiamenti utili.
Il punto è recuperare una quotidianità nella quale il movimento non rappresenti un'eccezione.
C'è poi il problema del tempo trascorso sul WC
Parlando di abitudini intestinali, c'è un comportamento diventato particolarmente comune: portare lo smartphone in bagno.
Si entra pensando di restare pochi minuti e, tra messaggi, social e notizie, si finisce per prolungare molto la permanenza sul WC.
Non è una buona abitudine.
L'evacuazione dovrebbe avvenire seguendo lo stimolo, evitando sia la fretta sia una permanenza inutilmente prolungata. Allo stesso modo non dovrebbe trasformarsi in una prova di forza: continuare a spingere quando l'evacuazione non avviene spontaneamente non è la soluzione.
Impariamo nuovamente ad ascoltare lo stimolo
Può sembrare un consiglio banale, ma uno dei comportamenti più utili è semplicemente non ignorare sistematicamente lo stimolo evacuativo.
Gli impegni della giornata non sempre lo permettono, ma rimandarlo continuamente perché “non è il momento” può contribuire ad alterare le normali abitudini.
Dovremmo ricominciare a considerare l'evacuazione una normale funzione fisiologica, alla quale concedere il tempo necessario.
Quando è opportuno parlarne con il medico?
Una fase di irregolarità occasionale può verificarsi e non significa necessariamente che esista una patologia.
Diverso è il caso in cui un cambiamento dell'alvo persista nel tempo o compaiano altri sintomi.
Sanguinamento, dolore durante o dopo l'evacuazione, perdita di peso non intenzionale, anemia, alterazioni persistenti delle proprie abitudini intestinali o una stipsi di nuova insorgenza meritano una valutazione medica, soprattutto in relazione all'età e alla storia clinica individuale.
La visita permette inoltre di capire se dietro una difficoltà evacuativa vi sia semplicemente un problema di abitudini oppure una condizione che necessita di un approfondimento specifico.
Settembre è tradizionalmente il mese in cui organizziamo tutto: lavoro, scuola, palestra, agenda e nuovi progetti.
Forse potremmo aggiungere alla lista anche una cosa molto più semplice: ricominciare ad ascoltare il nostro intestino.
Comunicazione informativa a carattere sanitario, conforme all’art. 56 del Codice Deontologico FNOMCeO. Il presente contenuto, redatto dal Dott. Massimiliano Varriale, ha esclusiva finalità informativa e divulgativa. In nessun caso può sostituire una valutazione medica personalizzata o il rapporto diretto con il proprio medico.


